Clara crebbe in una casa dove le sere erano tranquille e la luce mai abbagliante. Non erano i grandi gesti a rimanere, ma piccoli momenti: un fiore sul tavolo, la luce calda al crepuscolo, il silenzio dopo una lunga giornata.
Già da bambina, Clara sedeva spesso in silenzio e osservava come la luce attraversasse il vetro. Come si addolciva, come riscaldava la stanza, senza chiedere attenzione.
Una sera, sua nonna pose una singola rosa sotto una semplice campana di vetro. Non disse nulla. Clara capì.
Anni dopo, proprio questa tacita comprensione divenne il fondamento del suo lavoro. Non per gli applausi. Non per le tendenze. Ma per i momenti in cui ci si ferma e ci si sente a casa.
«Ho sempre voluto creare qualcosa che rimanesse quando mancano le parole», dice Clara.